fuckyeahmodernflapper:

Earthquake in Northern Italy - May 20th, 2012.

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Earthquake in Northern Italy - May 20th, 2012.

Tags: Incisioni

Man mano che proseguivano, i papaveri si facevano sempre più numerosi e scarlatti, mentre gli altri fiori divenivano meno frequenti. Presto si trovarono in mezzo a un enorme campo di papaveri. Si sa che, quando questi fiori sono molto numerosi il loro profumo è così violento che, chiunque lo aspiri, si addormenta, e se non ne viene subito allontanato il poveretto dovrà dormire per sempre. Ma Dorothy non lo sapeva, e poco dopo cominciò a sentire che gli occhi le pesavano e le si chiudevano da soli, tanto che chiese di potersi sdraiare un po’ a dormire nel prato.

Man mano che proseguivano, i papaveri si facevano sempre più numerosi e scarlatti, mentre gli altri fiori divenivano meno frequenti. Presto si trovarono in mezzo a un enorme campo di papaveri. Si sa che, quando questi fiori sono molto numerosi il loro profumo è così violento che, chiunque lo aspiri, si addormenta, e se non ne viene subito allontanato il poveretto dovrà dormire per sempre. Ma Dorothy non lo sapeva, e poco dopo cominciò a sentire che gli occhi le pesavano e le si chiudevano da soli, tanto che chiese di potersi sdraiare un po’ a dormire nel prato.

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primo levi

A un centinaio di metri c’è il block 23; sopra c’è scritto “schonungsblock”: chissà cosa vorrà dire? Dentro, mi tolgono mantello e sandali, e io mi trovo ancora una volta nudo e ultimo di una fila di scheletri nudi: i ricoverati di oggi.

Da molto tempo ho smesso di cercare di capire. Per quanto mi riguarda, sono ormai così stanco di reggermi sul piede ferito e non ancora medicato, così affamato e pieno di freddo, che nulla più mi interessa. Questo può benissimo essere l’ultimo dei miei giorni, e questa camera la camera dei gas di cui tutti parlano, che ci potrei fare? Tanto vale appoggiarsi al muro e chiudere gli occhi e aspettare.

Il mio vicino non deve essere ebreo. Non è circonciso, e poi (questa  è una delle poche cose che ho imparato finora) una pelle così bionda, un viso e una corporatura così massicci sono caratteristici dei polacchi non ebrei. È più alto di me di tutta la testa, ma ha una fisionomia abbastanza cordiale, come l’hanno solo coloro che non soffrono la fame.
ho provato a chiedergli se sa quando ci faranno entrare. Lui si è voltato all’infermiere, che gli somiglia come un gemello e sta in un  angolo a fumare; hanno parlato e riso insieme senza rispondere, come se io non ci fossi: poi uno di loro mi ha preso il braccio e ha guardato il numero, e allora hanno riso più forte. Tutti sanno che i centosettantaquattromila sono ebrei italiani: i ben noti ebrei italiani, arrivati due mesi fa, tutti avvocati, tutti dottori, erano più di cento e già non sono che quaranta, quelli che non sanno lavorare e si lasciano rubare il pane e prendono schiaffi dal mattino alla sera: i tedeschi li chiamano “zwei linke hande” (due mani sinistre), e perfino gli ebrei polacchi li disprezzano perché non sanno parlare yiddisch.
l’infermiere indica all’altro le mie costole, come se io fossi un cadavere in sala anatomica; accenna alle palpebre e alle guance gonfie e al collo sottile, si curva e preme coll’indice sulla mia tibia e fa notare all’altro la profonda incavatura che il dito lascia nella carne pallida, come nella cera.
Vorrei non aver mai rivolto la parola al polacco: mi pare di non avere mai, in tutta la mia vita, subito un affronto più atroce di questo.

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